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La forza delle mafie è fuori dalle mafie

Prefazione del magistrato Franco Roberti,
Procuratore Nazionale Antimafia

 

Sfogliando le pagine emergono i volti del compromesso, ben mimetizzati nei salotti buoni. O di chi mostra un comportamento distratto e superficiale.

Sono quei professionisti plurilaureati disposti a cedere le proprie qualità intellettuali, in cambio di un incarico o di un titolo. Sono quei poliziotti che, di fianco ai loro colleghi dotati di abnegazione e sacrificio, accettano di concedere un favore al mafioso. Sono quei medici che si ritengono estranei. Sono quelle figure istituzionali che minimizzano o negano la realtà mafiosa nel Nord Italia.

Sono quei giornalisti pronti a fornire alcune notizie annacquate, camuffate o distorte. Sono quei preti che credono che la giustizia sia solo divina. Sono quegli impiegati che si comportano da forti con i deboli e da deboli con i forti. Sono quegli imprenditori che accettano un prestito senza domandarsi la provenienza dei soldi. Sono quegli ingegneri disponibili a sistemare una perizia. Sono quegli uomini d’affari che si mostrano tra il pubblico delle iniziative antimafia, per rifarsi un’immagine pubblica di verginità. Sono quei commercialisti che aiutano ad “aggiustare” il bilancio e le scritture contabili delle imprese. Sono quegli amministratori pubblici che considerano le leggi e le procedure come fardelli che fanno solo ritardare i tempi.

Non sempre si tratta di comportamenti sanzionabili dal punto di vista penale. Per questo motivo sono atteggiamenti ancora più insidiosi. Porvi argine è più difficoltoso. Come si evince dal libro di Elia, la potenza della criminalità organizzata è questo reticolo di relazioni e interessi. La vera forza delle mafie è fuori dalle mafie.

Tutte queste storie sono racchiuse, con dettagli vivi, tra le pagine che state per leggere. Sono tutte storie vere. Molte delle vicende sono state scoperte o vissute, in prima persona, dall’autore del libro. Le storie reali del testo vengono raccontate in modo coinvolgente, con una narrazione scorrevole e ricca di suspense.

Nel libro Elia esplora, senza timore, le nuove modalità di espansione della criminalità organizzata. Ne fa emergere i nuovi pericoli, senza tralasciare gli aspetti più insidiosi e meno conosciuti.

Elia, fin da giovanissimo, si è posto delle domande sulla realtà nella quale è cresciuto, ma non si è fermato alle prime risposte. Non si è accontentato delle prime affermazioni vaghe e di circostanza che qualcuno gli forniva. Questo libro è un compendio per poter capire, discernere e riconoscere. Perché se non si conosce un fenomeno è impossibile riuscire a fronteggiarlo adeguatamente.

Un fenomeno in trasformazione

Nel 2014 incontrai per la prima volta Elia. Mi aveva invitato a un convegno pubblico nella Sala del Tricolore, sede del consiglio comunale di Reggio Emilia. È un luogo simbolico per la storia italiana perché in quell’anfiteatro nel 1797 nacque la bandiera nazionale. Noi eravamo riuniti lì per parlare del lato più oscuro del nostro Stato, per capire anche quali ingranaggi non funzionassero lungo la penisola.

Soprattutto l’intento di quell’iniziativa era comprendere come poter agire contro una criminalità organizzata sempre più asfissiante. Una cappa che distorce le logiche sociali, economiche e politiche di interi territori. La ’ndrangheta, come si evince da questo libro, sta sempre più prendendo piede in particolare in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto. Ma troppo spesso c’è chi finge di non vedere.

Non si tratta più di una sorta di bubbone innestato nel territorio, liquidabile con l’espressione “cose di meridionali”, bensì siamo di fronte a una vera e propria permeazione sociale. Un autentico disastro ambientale criminale, dove i veleni della malavita organizzata hanno raggiunto i gangli vitali. Note realtà imprenditoriali del Nord sono divenute tributarie della ’ndrangheta, dei cui benefit si avvantaggiano. Importanti esponenti politici interagiscono con i mafiosi, in qualche caso sino ai massimi livelli di compromissione. Alcuni uomini delle istituzioni e appartenenti alle forze di polizia si vendono agli interessi della ’ndrina. La criminalità organizzata è riuscita a intervenire pesantemente persino sugli organi di informazione, fino ad arrivare, in certi casi, a impadronirsi di testate locali.

Inchieste coraggiose

Durante il buffet, prima del convegno nella Sala del Tricolore, Elia mi parlò del documentario d’inchiesta che aveva appena realizzato sul paese di Brescello. Si tratta di un comune – reso celebre dai film su Peppone e don Camillo – collocato a metà strada tra la virtuosa Emilia, la ricca Lombardia e il laborioso Veneto. Nelle pellicole cinematografiche e nell’immaginario collettivo è il luogo simbolo di un’Italia dai sani valori. Eppure lì la ’ndrangheta si è radicata in modo preponderante.

Dopo che Elia ha pubblicato la video-inchiesta, duecento cittadini di Brescello sono scesi in piazza, per negare la presenza delle mafie nel territorio. Hanno partecipato alla manifestazione anche persone contigue alla ’ndrangheta. Nel frattempo il parroco ha accusato Elia di provocare «danni al turismo» e di «diffamare il paese».

Il consiglio comunale di Brescello, grazie alle indagini partite a seguito di quella video-inchiesta, è stato sciolto per infiltrazioni della criminalità organizzata. Il video realizzato da Elia ha sollevato il coperchio di una pentola in ebollizione che in tanti cercavano di tenere saldamente chiusa.

Gli approfondimenti che l’autore di questo libro ha realizzato, nel corso di otto anni, nascono dal desiderio di capire, dal porsi delle domande già tra i banchi di scuola e poi nelle aule dell’università. Come mai le feste del liceo frequentato si tengono in una discoteca ritenuta dalla Prefettura luogo di riciclaggio di denaro mafioso? Perché gli appalti di alcune scuole vengono affidati a certe aziende? Cosa c’è dietro i quaranta roghi dolosi appiccati in pochi mesi? Come mai continuano a lievitare i costi di importanti cantieri pubblici?

Tanti silenzi e le prime risposte: «Qui la mafia non esiste», «Non è successo niente», «Parlare di mafia danneggia l’economia», «Quell’imprenditore della ’ndrangheta è gentilissimo e dà lavoro a tanti» e «Quelle persone detengono armi non perché sono mafiosi, ma perché sono cacciatori». Tali spiegazioni arrivano anche da parte di autorevoli esponenti delle istituzioni.

In quell’occasione nella Sala del Tricolore, conobbi anche i ragazzi di «Cortocircuito», un’associazione impegnata contro le mafie nata nel 2009 da un gruppo di studenti, in modo autonomo. Sono coordinati da Elia. Ora frequentano quasi tutti l’università, ma quando la loro esperienza è nata studiavano al liceo.

È nel tempo libero, in particolare nel corso delle estati e durante i weekend, che Elia ha intrapreso un’attività coraggiosa d’approfondimento, d’inchiesta, d’impegno e passione civile. Partendo da un’aula di scuola, ha saputo sfruttare i mezzi tecnologici per fare conoscere le sue denunce.

[Continua… La prefazione integrale è leggibile nella versione del libro cartaceo o e-book]

 

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